Marco Valsecchi azzecca in pieno: “Expo 2015 Stumbles Over English Translations”

  1. Qualcuno, molto sommessamente, qualche dubbio l’aveva già sollevato ai tempi del lancio della campagna televisiva sulle reti Rai. Quel “Made by Italians”, presentato come una sorta di licenza poetica, poteva anche risultare chiaro al pubblico italiano al quale era rivolto lo spot. Ma faceva un po’ strano pensare che per promuovere un evento internazionale come Expo 2015 si usasse volutamente una forma inglese scorretta. Questione di gusti, ad ogni modo. Il vero guaio – e qui c’è poco da obiettare – lo si ha quando le traduzioni creative le usi per comunicare col pubblico anglosassone. Cosa che è puntualmente accaduta.A sollevare la questione è stata No Peanuts!, una community virtuale di traduttori professionali. La stessa che già un mese fa, attraverso l’articolo Expo 2015 in Milan – La gioia di stare al ribasso! aveva denunciato i compensi molto al di sotto degli standard di mercato previsti nei bandi per le traduzioni pubblicati dalla società Expo. Una manovra al risparmio che secondo i redattori del sito avrebbe portato ad abbassare drasticamente il livello qualitativo del lavoro, dal momento che «nessun traduttore madrelingua, qualificato, con esperienza e rispetto di se stesso lavorerà a queste condizioni o per questa tariffa». Opinioni anche queste e come tali discutibili? Può anche essere: fatto sta che al momento le pagine in inglese del sito di Expo 2015 non paiono all’altezza del grande evento.Sempre No Peanuts!, in un articolo intitolato questa volta Meet Cretino! The Expo 2015 Italian-to-English Translator, ha rilevato come la prima presentazione in inglese dei personaggi che compongono la mascotte Foody fosse quantomeno maccheronica. Si andava da «degrees» usato per indicare i titoli di studio a «curios» per dire “curioso”, fino agli svarioni in stile «she practice». Le pagine incriminate erano andate offline, salvo essere sostituite da delle nuove versioni altrettanto imbarazzanti. A farlo notare è stato ieri un privato: Michele Piumini, traduttore e docente di traduzione con quindici anni di esperienza, che sulla propria pagina Facebook ha pubblicato un elenco delle castronerie presenti anche dopo la revisione. Tre le note dolenti. «Mais» invece di «corn». Un calco dall’italiano molto poco britishnell’espressione «He is convinced that he is». E l’uso della forma arcaica «Soothsayer», poco indicata per il pubblico di bambini al quale la mascotte dovrebbe rivolgersi (è come se in italiano invece che “indovino” si scrivesse “aruspice”).Tutto qui? No, purtroppo. «Il problema, ahivoi,Di queste castronerie sono piene non solo queste pagine, ma tutte le altre pagine della sezione inglese del sito, che a differenza di queste non sono mai finite offline», scrive ancora Piumini nella sua lettera, che ha annunciato di voler inviare all’attenzione diretta del sindaco Pisapia, dell’assessore Del Corno e del comitato scientifico della società Expo. Anche in questo caso, il traduttore si è premurato di indicare un paio di esempi presi da un comunicato stampa presente sul sito, dove troviamo riferimenti a «The President of the Region of Lombardy» e a «The President of the Province of Milan». Due figure istituzionali che ai lettori inglesi avranno fatto venire quantomeno il mal di testa.

    A un giorno di distanza c’è da dire che questa piccola protesta un risultato l’ha portato, segnalato dallo  stesso Piumini in un aggiornamento di questa mattina: “mais” è stato effettivamente sostituito da “corn”. Ma sarebbe surreale che da qui in poi si lavorasse male per poi correggere gli errori sulla base delle segnalazioni avanzate dai lettori. Che, per altro, fanno i traduttori per mestiere e non andranno avanti molto a offrire consulenze gratuite. Qualche settimana fa, in una conferenza stampa, Giuseppe Sala aveva sottolineato come sotto la sua guida l’organizzazione di Expo 2015 stesse costando meno di quanto preventivato. Ecco, forse qui sarebbe il caso di investire un po’ degli euro risparmiati – con merito – fino a questo momento.

    Marco Valsecchi

    (fonte immagine: No Peanuts!)

    See more at: http://www.expo2015contact.it/traduzioni-professionali-expo-2015-inciampa-sullinglese/#sthash.gF6fM3kY.dpuf

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3 Responses to Marco Valsecchi azzecca in pieno: “Expo 2015 Stumbles Over English Translations”

  1. Reblogged this on One Sec Translation Service di Chiara Bartolozzi and commented:
    Continua la saga dell’EXPO 2015…! (e siamo ancora nel 2014)

  2. Ho sempre avuto difficoltà nel tradurre e rendere accettabile in primis ai miei occhi ed alle mie orecchie l’espressione “presidente della Regione [nome_regione]” o “presidente della Provincia di [nome_città]”… Che suggerisce Valsecchi?

    • A nostro vedere, e con tutto il dovuto rispetto ai colleghi Piumini e Valsecchi che hanno segnalato i tantissimi strafalcioni dei sito di Expo 2015, qui si sono sbagliati. In effetti, per “presidente della Regione [nome_regione]” o “presidente della Provincia di [nome_provincia],” “President of the Region of” oppure “President of the Province of” ci sembrano più che accettabili. Anzi, sarebbe difficile immaginare come fare diversamente. Se è per questo, nemmeno i concetti di “regione” o di “provincia” sarebbero traducibili in quanto le regioni e le province non esistono negli Stati Uniti, diventano “regions,” “districts,” e “counties” nei diversi Paesi del Regno Unito, e sono “provinces,” “territories,” e “municipalities” nel Canada, “states” e “territories” nell’Australia, e così via. I capi di queste suddivisioni territoriali possono essere “councillors,” “governors,” “chief ministers,” “premiers,” “mayors,” e – sì – “presidents.” Perciò i traducenti possono sembrare non esatti appunto perche’ i concetti non sono gli stessi, ma non sono di conseguenza cattive traduzioni. Per noi, “President of the Province of Florence” è irreprensibile.

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