Ci Vorrebbe Una Legge! (Il caso Faligi Editore)

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A tutti gli aspiranti traduttori: volete essere i primi a entrare nella squadra di una vera casa editrice? Allora leggete qui!

Ecco come fare: basta che scuciate 160 euro per partecipare al nostro incontro sulla «traduzione letteraria», e noi vi raccontiamo tutto sull’industria editoriale e il ruolo che potreste ricoprire al suo interno.

Poi vi diamo una prova di traduzione da fare a casa; e se la superate, magari vi assegniamo un libro intero. Più avanti, vi pagheremo in royalty. Occasione grandiosa, vero!!!???
Ebbene, no: per l’esattezza, è una grandiosa fregatura. Vediamo di… ehm… tradurre:

Voi ci date 160 euro. Poi traducete un libro gratis. Se il libro vende, è possibile che vediate qualche centesimo. Ma se noi non lo promuoviamo, o decidiamo di non pubblicarlo, o il libro non è un granché… che vi dobbiamo dire? Ci avrete smenato 160 euro e qualche mese di lavoro, mentre noi… niente di niente. (I libri di Faligi sono tutti e-book. Vale a dire che le spese di produzione sono minime, ma le vendite – di libri di autori perlopiù sconosciuti e traduttori totalmente sconosciuti – anche.)

La grande battuta di caccia che Faligi sta conducendo (e che si ripete ogni sei mesi) tramite e-mail firmate da un’altrimenti anonima «Redazione» mira a catturare:

- italiani madrelingua che hanno studiato lingue straniere o traduzione; madrelingua (o italiani che hanno vissuto all’estero) con un manoscritto nel cassetto che desidererebbero tradurre; e giovani senza alcuna esperienza, universitari compresi;
- stranieri madrelingua che traducono dall’italiano. In quest’ultimo caso, Faligi non richiede alcuna qualifica universitaria, purché si possieda una «buona padronanza» dell’italiano acquisita nel Paese.

In altre parole: se volete fare i traduttori, bastano e avanzano la passione, la disponibilità a farsi sfruttare come una badante senza permesso di soggiorno… e 160 euro da buttare.

E allora com’è che centinaia di aspiranti traduttori ci cascano? Com’è che Faligi ha milleseicento e rotti «amici» su Facebook?

Due motivi: il primo è la disperazione galoppante fra i giovani aspiranti traduttori italiani, che non sanno cosa sia la professionalità e farebbero «di tutto» pur di mettersi qualcosa in curriculum. E il secondo è che non c’è limite all’autolesionismo umano (altrimenti detto «beata ignoranza»).

Sì, ma alla fin fine: la Faligi Editore è un’impresa e fa la sua corsa, no? Che c’è da scandalizzarsi tanto? Ecco cosa c’è. Mettiamo che Faligi si fosse presentato direttamente alla vostra porta. Offrendovi un magico biglietto della lotteria che costa solo 160 euro—i quali vi regalano il diritto a lavorare gratis per diverse ore alla prova di traduzione. Se la passate, poi potete lavorare gratis qualche altro mese della vostra vita; dopodiché, il vostro biglietto magico finirà nella riffa. Un giorno o l’altro ci sarà forse un’estrazione; e forse voi vincerete qualcosa. Ma non c’è nessuna garanzia, eh!

Fosse andata così, avreste chiamato la polizia e fatto arrestare i truffatori. Nel nostro caso, invece, potete cliccare il pulsante «Mi piace» su Facebook. Ecco: più o meno la differenza che c’è tra la vita vera e the Wonderful World/Le fabuleux destin/Die fabelhafte Welt della traduzione.

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Traduzione in italiano di Isabella Zani.

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About No Peanuts! for Translators

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4 Responses to Ci Vorrebbe Una Legge! (Il caso Faligi Editore)

  1. Triste esempio di comportamento da editore poco serio. E pensare che, a quanto mi consta, spesso i nostri colleghi italiani che fanno traduzioni editoriali revisionano i loro lavori rileggendo il testo tradotto anche 5 volte, di cui una ad alta voce, prima di consegnarlo in redazione dove sarà revisionato ancora. Prendono noccioline, mentre ad esempio quelli tedeschi ricevono – oltre al pagamento per il lavoro di traduzione – anche delle royalties!!

  2. Vi racconto la mia esperienza. Alcuni mesi fa mi è capitato di leggere l’annuncio della Faligi Editore e li ho contattati via mail. Loro, molto gentilmente, mi hanno spiegato che era necessario partecipare a questo seminario sui diritti d’autore, a Settimo Torinese, per poter prendere parte al reclutamento dei traduttori. La quota di partecipazione, 160 euro, è pari a quella di un qualsiasi altro corso di aggiornamento per traduttori; con la differenza che la legge sui diritti d’autore si può studiare da soli direttamente dal Codice Civile…
    Ad ogni modo, siccome la cosa non mi convinceva, ho rifiutato gentilmente l’invito e ho chiesto altre informazioni su eventuali ulteriori date e corsi. Il tono della conversazione è passato dal “marcatamente gentile” al “palesemente scocciato”. Sono contenta di aver letto questo post e spero sinceramente che arrivi a quanti più aspiranti traduttori possibile!

  3. Vorrei segnalare che il caso Faligi Editore si espande…
    Adesso c’è anche un’agenzia multimediale -Full Service Center- che si improvvisa casa editrice e dà vita ad una collana editoriale. Per fare questo recluta giovani traduttori e correttori di bozze a cui, prima di affidare il lavoro, offre un corso di formazione editoriale (molto simile a quello della Faligi Editore) al costo di 150 euro. Ovviamente: niente corso, niente lavoro.
    Aggiungo il link di uno degli annunci: http://www.job4italy.com/offerta.php?id=120997.
    Che tristezza!!!!

  4. beasoriani says:

    Tremendo! mi è arrivata la pubblicità di questo “corso”….inutile dire che mi sono indignata e ho subito diffuso la cosa su facebook dove mi hanno segnalato questo sito…. inoltre ho scritto una mail alla Faligi che vi copio di seguito:
    “Spett. casa editrice,
    sono una laureata in lingue e letterature straniere e traduttrice freelance; in merito all’annuncio della vostra selezione traduttori, vi rendo partecipi della mia indignazione di fronte alla faccia tosta con cui si richiede agli aspiranti traduttori di pagare 160 euro per poter sostanzialmente partecipare ad una selezione, in cambio di un corso di tre ore (puro pretesto) nel quale vengono affrontati argomenti che sono conoscenza di chiunque abbia mai lavorato nel settore.
    Soprattutto in tempi di crisi come questi, speculare sulle speranze e le aspettative dei giovani è un’azione immorale. Addirittura arrivare a far pagare per un “colloquio di lavoro”….è assurdo.
    So che questa mia lettera non significherà nulla per voi. Non mi importa. Volevo solo farvi sapere che sono una traduttrice e che non mi presto a questo gioco.
    Distinti saluti”
    Diffondiamo queste truffe e facciamoci sentire, è ora che la smettano di sfruttarci!

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